SERGIO SGRILLI in "Rexital!"

08/04/2017

SABATO 8 APRILE 2017, ore 21.15
Conservatorio di Musica "Lucio Campiani" - Via della conciliazione, 33 - Mantova

Prenotazione obbligatoria al numero 338 49 47 909

Per gli Associati: ingresso gratuito  (è possibile il rinnovo in loco della tessera che ha scadenza maggio 2017);  
Pubblico:  
- ingresso euro 15
- ingresso gratuito previa iscrizione all'associazione (tesseramento 2017-2018) da effettuarsi in loco oppure preventivamente,      
  secondo le modalità indicate sul sito alla sezione statuto e modulistica 
Nasce in riva al mare della Maremma Toscana, poca voglia di studiare sui libri e troppa di imparare dalla vita, si consacra autodidatta per necessità e, giovanissimo, sale sul palco con un sogno: la musica. 
Suona di sera perché di giorno lavora e fa di tutto, per mangiare e suonare.
Sposa a tempo pieno la sfera artistica creativa e, "chitarra e sacco a pelo", gira per anni tra località turistiche italiane e un po' di mondo. Musica, sub, moto, mare, cibo, neve, fango, sesso, birra e cose inenarrabili, sono le passioni che creano incontri e interazioni con gli altri, modificandone l'animo.           
Nel '96 si ferma a Milano e di lì a poco l'incontro e l'integrazione nella realtà cabaret del locale Zelig. Schivo e distante dallo showbiz, si vanta di essere l'unico comico della sua generazione a non aver scritto un libro.
Il lato comico troneggia per popolarità sugli altri, ma è impossibile capire Sergio senza tener conto dello Sgrilli musicista, cantante, attore, regista, interprete, autore, improvvisatore, essere pensante.  
Sgrilli ha vinto premi, attraversato teatri, locali, piazze e cortili con i cinque spettacoli scritti da lui.  Ha partecipato al Tenco, al programma di Cochi e Renato su Rai Due "Stiamo lavorando per noi" ed è stato due volte alla festa del Primo Maggio a Roma. Poi ancora tv, radio e spot  e dal 2000 al 2006 ha partecipato a tutto ciò che è Zelig in tv e live.
Sergio ha deciso di proporre il suo primo lavoro cantautorale "Dieci Venti d'Amore", disco pubblicato nel 2012 in un momento dove l'unica certezza nel mondo discografico è la crisi.      Alla domanda: "Perché fare un disco quando i dischi non vendono più?" risponde: "Il motivo è lo stesso per cui si compra una giacca leggera in un mondo in cui non ci sono più le mezze stagioni".     Pare che aspetti la crisi editoriale per decidere di pubblicare una sua produzione. 
Alla domanda:  "Cosa fai Sergio?", risponde: "Faccio le serate dove mi chiamano, cercando di arrivare a fine mese per pagare i mutui accumulati in questi anni di pessima gestione del tempo e del vil danaro!"


 
Allora, sono molto contento di essere qui. Normalmente i ringraziamenti si fanno alla fine, invece io voglio togliermi la responsabilità di farli subito, così non me li dimentico, e il mio ringraziamento è all'associazione che mi ha portato qui, un luogo molto particolare, il Conservatorio di Mantova.
Per me è un’emozione grandissima, anche perché la musica è una parte fondamentale del mio essere, del mio vivere, del mio lavoro e, quindi, essere in un conservatorio per me che sono un autodidatta, è davvero molto emozionante.

Stasera ho voglia di raccontare che cosa vuol dire lavorare con la musica, sentirsi musica, senza presunzione. Lo dico con una consapevolezza leggera ma solida.
La musica è stata per me una boa di salvataggio rispetto a un destino che sembrava già scritto.
Autodidatta, come ho già detto, ho avuto la possibilità di collaborare con tantissimi musicisti e mi hanno sempre fatto i complimenti per la mia musicalità, e qui entra in gioco il mio essere attore, nel senso che, come musicista, ho dei limiti tecnici pazzeschi, ma cerco di interpretare la musica. Quando sento una canzone la vivo come se fossi il protagonista di quella canzone, quindi riesco a diventare, anche qui sembra in maniera presuntuosa, però cerco di diventare proprio la canzone, più che il cantautore o il cantante o l’autore che ha scritto quelle cose.

Stasera ho voglia di raccontare questo, ho voglia di fare una cosa particolare, di prendere i 4,5,6 spettacoli che ho e di metterli a disposizione per la gente che verrà stasera. Quindi sarà un evento unico, se vuoi, perché irripetibile. Stasera io cercherò di tirar giù la quarta parete, ma per sentire che cosa mi trasmette il pubblico. Quindi, ripeto, 10, 12, 14 ore di repertorio, fatte, costruite, in questi 27 anni di professione, le metterò a disposizione di questo pubblico, e quindi sono molto emozionato. Perché? Non lo so. Mi è stato chiesto:” Quanto dura?”. Ho risposto: “Quanto deve durare”. Mi hanno detto “Un’ora, massimo un’ora e un quarto” e un’ora e un quarto sia. Mi hanno detto: “Come finisci?”. Non lo so, guarda l’orologio e, a un’ora e dieci, preparati.
Mi piace perché a questo punto la serata la faccio insieme al pubblico. È come se dei musicisti s’incontrassero e iniziassero a improvvisare su uno standard. Logicamente il pubblico non sa qual è lo standard ma non lo so neanch’io. Quindi potrei virare all’animazione musicale, perchè l’ho fatto per tanto tempo, potrei virare ad una comicità più introspettiva, potrei cantare le mie canzoni, anche se sono molto timido e faccio fatica ad autocitarmi. Però, potrebbero succedere tante cose, dipende tanto da quello che succederà.
Quindi il teatro bene, ho iniziato veramente giovane sul palco e forse sarà l’inizio di stasera. Citerò quella volta che, nel 1978, sono salito sul palco con la mia chitarrina e ho cantato due pezzettini di Lucio Dalla. Ecco, sì, credo che inizierò la serata così. Hai visto, ho deciso ora come inizierò. Citerò queste due canzoni, consacrando quel momento che inevitabilmente mi ha cambiato la vita. In realtà non era neanche un palco, era uno scalino davanti a 5, 10 persone, però per me sembrava chissà che. Questo è quanto.
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